FECONDAZIONE ARTIFICIALE

Perché vi opponete alla procreazione medicalmente assistita? Non dovreste, invece, gioire per i progressi della scienza che consente di realizzare il desiderio lodevole di avere un figlio anche quando la natura o la società costituiscono un ostacolo?

Un bambino è sempre una meraviglia. Ma è una cosa negativa abbandonarlo. È negativo non preoccuparsi di garantire le condizioni migliori della sua crescita umana. È orribile ucciderlo. La fecondazione in vitro, di fatto, tanto più se non ci sono limiti rigorosi, produce una grande quantità di embrioni umani (cioè di figli, di bambini non ancora nati) di cui la grande maggioranza è destinata alla morte. Con linguaggio meno aspro si dice che la Fivet produce normalmente un grande “spreco” di embrioni. Questo offende il fondamentale diritto alla vita di ogni essere umano.

Essere per il diritto alla vita non significa affatto desiderare che sia generato il maggior numero di bambini a qualsiasi costo. Significa amare i bambini e quindi non volere la loro morte.
Il desiderio di un figlio è lodevole, ma non è giusto che esso si realizzi ad ogni costo. Ad esempio non è lodevole rapire o comprare un bambino per il fatto che si desidera un figlio.

I figli sono una cosa bellissima, ma non è giusto che un bambino non abbia una famiglia o sia orfano di un genitore.
Con la procreazione artificiale di fatto si può dare un figlio ad una donna sola, o a una coppia omosessuale, o a una coppia non sposata. Questo non è il “meglio” per il figlio.

Ovviamente il progresso scientifico merita ogni consenso.
Ma le applicazioni tecniche del progresso scientifico non si sottraggono ad un giudizio etico. Scoprire la struttura atomica della materia è un bene, ma costruire ed usare le bombe atomiche è un male.
Così scoprire la realtà e il funzionamento della generazione è un bene, ma riprodurla artificialmente senza preoccuparsi di salvaguardare il diritto alla vita e alla famiglia di ogni bambino è un male.

Ma, almeno nel caso di sterilità, perché non consentire alla scienza di intervenire superando una difficoltà che discrimina tra persone fertili e persone affette da sterilità? Perché ammettere il trapianto di organi, la trasfusione di sangue e poi essere così pieni di riserve per la donazione di gameti?

Innanzi tutto diciamo che la procreazione artificiale è una terapia e che non è possibile alcun confronto né con il trapianto di organi, né con la trasfusione di sangue. La terapia guarisce una malattia e il trapianto sostituisce un organo malato con uno sano. Ma quando si produce un embrione in provetta coloro che erano sterili restano sterili. Se la donna era priva di ovaie resta priva di ovaie. Se l’uomo aveva una insufficiente produzione di sperma resta nelle stesse condizioni. Non è come quando si sostituisce un cuore o un rene malato.
Vi sarebbe terapia se la donna e l’uomo venissero messi in condizione di generare, anche se poi di fatto decidessero di non generare affatto.
Una donna con le tube occluse è sottoposta ad un intervento certamente terapeutico se le tube vengono riaperte anche se poi ella non ha, magari perché non lo vuole, alcun figlio. Viceversa una moglie che avendo il marito sterile va a letto con un terzo ed ha così un figlio non può qualificare come terapeutica quella fecondazione.
E la situazione non cambia se per avventura c’è il consenso del marito.
Bisogna poi osservare che il trapianto di organi e anche la trasfusione del sangue riguardano una singola persona mentre la procreazione artificiale mira a far nascere un’ altra persona. Vi sono dunque altri interessi e diritti da rispettare. Chi ha un figlio handicappato incontra certamente seri limiti alla propria libertà e potrebbe sentirsi discriminato rispetto a chi ha figli sani e belli.
Ma non è una buona ragione per eliminare il figlio handicappato. Se il meglio per i bambini è nascere in una coppia sposata, non può sentirsi discriminato chi non essendo sposato soffre di sterilità.
Solo la fecondazione artificiale omologa rispetta nella sua pienezza il diritto alla famiglia del figlio e per questo solo tale tipo di fecondazione ha caratteristiche terapeutiche se serve ad ottenere il risultato di un atto coniugale ostacolato da anomalie (ad esempio: necessità di capacitare lo sperma del marito o di superare l’occlusione delle tube).

Come rispondete a chi afferma che “lo Stato deve essere “laico e perciò voi non potete pretendere di imporgli la vostra morale “cattolica”?

Siamo d’accordo che lo Stato debba essere “laico” nel senso di “casa comune” per tutti indipendentemente dalla fede religiosa. Non è vero, invece, che il nostro modo di vedere le cose nel campo della fecondazione artificiale sia esclusivamente “cattolico” e riguardi soltanto la sfera “morale” e non anche quella della “giustizia”, cioè dei rapporti tra gli uomini e le donne in uno Stato.

Affermare che prima di tutto bisogna proteggere gli interessi del bambino non è una pretesa solo cattolica. Se un bambino muore o è privato di una famiglia non possiamo dire che il fatto il quale determina questi effetti riguarda solo la “morale” ed è socialmente indifferente. L’affermazione che l’embrione è “uno di noi” deriva dalla ragione, prima che dalla fede, tant’è vero che è stata fatta dal Comitato nazionale italiano di bioetica e che la stessa legge 194 promette la tutela della vita umana fin dal suo inizio (art. 1). Se i cattolici difendono i bambini sia prima che dopo la nascita non lo fanno per proteggere le loro istituzioni e i loro culti, ma per servire, insieme a tutti gli altri, l’uomo e la società. Proprio perché “laico” lo Stato non può avere altri riferimenti che l’uomo e la sua dignità. Proprio per questo, in quanto “laico” deve tutelare i diritti alla vita, alla famiglia, alla identità di ogni figlio, tanto più se il figlio, in certo modo, è concepito artificialmente proprio dallo stesso Stato attraverso le sue articolazioni sociali e legislative.

FECONDAZIONE ARTIFICIALEultima modifica: 2008-06-21T16:19:29+02:00da gg474
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